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Mutui, tasso medio al 3,5%
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(Il Sole 24
Ore): cresce il
saggio
d'interesse sui
nuovi mutui per
la casa. A dirlo
è la stessa Abi.
Nel consueto
bollettino
mensile è
indicato che il
tasso
d'interesse
medio, nello
scorso agosto, è
salito al 3,5
per cento. Un
valore superiore
a quello di
luglio (3,22%) e
in rialzo di 51
punti base
(0,51%) rispetto
al mese (marzo),
in cui il saggio
era sui minimi
del 2011
(2,99%).
Insomma, il
costo del mutuo
per la casa del
signor Rossi
cresce.
La domanda,
giocoforza, è
spontanea: quali
le cause di
questo trend? In
primis, è
necessaria una
precisazione: il
tasso indicato è
la media mensile
tra i prestiti a
saggio variabile
(oggi più
conveniente) e
quello più
oneroso a cedola
fissa. E proprio
questo elemento,
a detta degli
analisti
dell'Abi, è tra
le cause
dell'incremento
rilevato in quel
di agosto. Il
flusso dei
finanziamenti a
tasso fisso,
infatti, è
salito dal 19 al
24 per cento.
Le famiglie
italiane, cioè,
si allontano dal
prestito
variabile. Il
che, ovviamente,
fa salire la
media del
saggio: un mutuo
fisso
ventennale, nel
migliore dei
casi, ha una
cedola finale
compresa tra il
4,3 e 4,5 per
cento; quello
variabile,
invece, il 2,7
per cento. Ciò
detto, però, lo
scenario è più
complesso. A ben
vedere, entrambi
i tassi
interbancari di
riferimento dei
mutui sono
diminuiti: da
una parte la
media
dell'Euribor a 3
mesi, cui è
legato il
prestito
variabile, ha
ripreso a
scendere (seppur
di poco)
dall'1,6
all'1,55 per
cento;
dall'altro l'Irs
a 10 anni, da
cui dipende il
fisso, è calato
al 2,9% (era al
3,25 in luglio).
Certo, le
dinamiche mese
su mese non sono
così essenziali.
Tuttavia, la
semplice logica
aritmetica
dovrebbe far
propendere per
una riduzione
del costo del
mutuo. "Quello
che incide -
ricorda Stefano
Rossini, ceo di
MutuiSupermarket.it
- è l'incremento
dello spread
caricato sul
consumatore
finale. Sul
fronte del fisso
le banche, da
giugno a oggi,
nei casi più
virtuosi hanno
aumentato il
differenziale
tra i 30 e 40
punti base.
Rispetto al
variabile,
invece,
l'incremento è
sullo 0,1 per
cento". Questo
fattore, unito
alla diversa
composizione
della domanda
globale di
mutui, può
spiegare il
trend di agosto.
Già, il trend.
Ma il rincaro è
veramente
giustificato?
"Si tratta
-risponde
Rossini - di un
atteggiamento
precauzionale, a
dire il vero un
po' eccessivo".
I timori per
l'evoluzione
della
congiuntura, cui
gli stessi
esperti dell'Abi
fanno
riferimento nel
bollettino,
hanno indotto "a
prezzare su un
livello più alto
il rischio della
possibile
insolvenza del
mutuatario".
Di più. Gli
istituti di
credito, a
fronte del balzo
del
differenziale
tra il BTp e il
T Bund, hanno
maggiori costi
di funding.
Giocoforza,
questo
sovrapprezzo
legato al
rischio-Paese
incomincia ad
essere riversato
sulla clientela
finale. Un
'surplus' che,
secondo gli
esperti
dell'Abi, rimane
comunque "su
livelli
particolarmente
contenuti".
Al di là delle
valutazioni di
merito, il
report mensile
sottolinea anche
che il tasso
medio ponderato,
sul totale dei
prestiti a
famiglie e
imprese, è
risultato pari
al 4,06%,
rispetto al 3,99
per cento di
luglio. Cioè,
"47 punti base
al di sopra del
valore di agosto
2010". Tra
crisi, costo del
funding e timori
d'insolvenza i
tassi
interbancari
calano. Quelli
dei mutui
salgono.
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